26 Mag Educare all’ordine
Questa mattina ho portato RiordinAri® in una scuola primaria, per accompagnare bambini e bambine in un viaggio alla scoperta di quanto l’ordine, le emozioni e gli oggetti siano intrecciati tra loro.
Abbiamo imparato giocando. E giocando, abbiamo riflettuto.
Dove metti le scarpe quando le togli?
Una semplice domanda ha aperto il cerchio:
“Dove metti le scarpe quando le togli? E lo zaino? E la maglia sporca?”
Le risposte sono arrivate spontanee, vivaci e consapevoli. Ognuno ha raccontato la propria routine con orgoglio.
Tutti sanno dove stanno le cose… e dove ritrovarle quando servono!
Un piccolo segnale di autonomia e attenzione che spesso dimentichiamo di riconoscere nei più piccoli.
Lo tieni o lo lasci?
Abbiamo poi parlato di oggetti che non si usano più: giochi rotti, vestiti diventati troppo piccoli, regali che non piacciono.
Qualcuno ha raccontato di conservarli per affetto, altri di passarli a fratelli, amici o donarli a chi ne ha bisogno.
Anche i regali non graditi hanno acceso una bella riflessione: il gesto resta importante ma possiamo scegliere di riservare spazio solo a ciò che ci serve davvero o ci fa stare bene.
Un messaggio che vale a tutte le età.
La valigia delle cose importanti.
“Domani si parte! Cosa porti con te?”
Le risposte sono state le più varie: peluche, macchine fotografiche, spazzolini da denti, soldi, diari di viaggio, giochi…
Ogni scelta parlava di chi la faceva, rivelando bisogni, affetti e priorità.
Anche solo tre oggetti possono raccontare tanto di chi siamo.
L’ordine è cura.
Quella di oggi è stata una mattinata fatta di ascolto, divertimento e piccole grandi scoperte.
I bambini e le bambine ci ricordano che l’ordine non è solo una questione di cose ma soprattutto di cura per ciò che ci fa stare bene.
Quando vengono accompagnati a riflettere, sanno scegliere con attenzione.
E quando fanno da soli, crescono davvero.
Trovi tutte le indicazioni per offrire uno spazio di misura di bambino nel mio libro “La felicità è uno spazio vuoto”.
Grazie agli insegnanti per avermi aperto le porte della scuola,
ai bambini per avermi aperto le porte di casa attraverso i loro racconti,
e a chi ogni giorno semina consapevolezza, anche tra i più piccoli.
Continuo a imparare, anche quando vado per insegnare.